Editoriale: Regolarizzazione, la montagna ha partorito il topolino

Editoriale: Regolarizzazione, la montagna ha partorito il topolino

A giorni saranno pubblicati in Gazzetta Ufficiale i decreti attuativi del decreto “Rilancio” che, tra le altre misure adottate, prevede la regolarizzazione di alcuni rapporti di lavoro irregolari. In particolare, i datori di alcune categorie produttive avranno la possibilità di sanare precedenti forme di rapporti subordinati informali oppure di assumere persone straniere prive di permesso di soggiorno.
In attesa dei decreti attuativi e di eventuali correzioni al testo, che chiariranno alcuni aspetti interpretativi piuttosto controversi, crediamo sia stato inopportuno da parte degli estensori scomodare il tema dei diritti, della dignità umana, della salute pubblica per un provvedimento di portata cosi limitata. A noi è parso un provvedimento dettato da considerazioni prevalentemente utilitaristiche e di natura economica, reso inefficace dalla necessità di mediare tra le differenti posizioni espresse dai partiti che sostengono l’attuale governo. Ci teniamo a precisare che la cosiddetta sanatoria riguarda in primis i datori di lavoro che approfittano dello stato di necessità di una moltitudine di persone per offrire spesso ricompense scandalose e condizioni di sottomissione e sfruttamento, in cambio di forza lavoro. In Italia assumere un lavoratore in nero non è reato, a meno che questi non sia uno straniero irregolare. In tutti gli altri casi il datore di lavoro commette un illecito amministrativo, a fronte del quale è tenuto a pagare sanzioni di tipo pecuniario allo Stato. La persona straniera irregolare, se impiegata in settori come agricoltura, pesca, allevamento, zootecnia e acquacoltura oppure assistenza domestica e alla persona, potrà ottenere per gentile concessione del proprio datore un regolare permesso di soggiorno. Inoltre, i migranti irregolari che avevano già lavorato in questi settori con permesso di soggiorno scaduto dal 31 ottobre 2019, ma che hanno perso il lavoro, potranno ottenere un permesso temporaneo.
Non ci convince il richiamo alla tutela degli invisibili e al rispetto dei diritti umani, principi,questi, che richiederebbero interventi generali e coraggiosi, anziché parziali e per categorie produttive e sociali. I permessi devono durare, devono essere convertibili e rinnovabili! E allora cominceremo a darvi credito quando parlate di dignità delle persone…

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